Ci ho messo un po’ a scriverci su. A caldo, magari, ciò che
avrei scritto sarebbe stato banale e retorico. E lui – Marco, o SuperSic come
eravamo un po’ tutti soliti chiamarlo – non era né retorico né banale. Simpatico
e buffo, sì. Non potevi non volergli bene. Allegro e spontaneo in ogni momento. Anche a
inizio stagione, quando tutta la Spagna gli era contro. Colpa del suo essere
troppo spericolato in sella alla moto. Scorretto, a detta iberica (Lorenzo e
Pedrosa su tutti). Ma scorretto, lui, non lo è mai stato. Spericolato e
irruento sì: a Le Mans aveva travolto Pedrosa, che nella caduta si ruppe una
spalla e, ad Assen, Lorenzo. Prima e dopo, una serie di cadute causate dalla tanta
voglia di spingere al massimo e stare sempre più avanti. La stessa voglia che domenica,
probabilmente, gli si è ritorta sadicamente contro.Infilerò la penna fin dentro al vostro orgoglio, perchè, con questa spada, vi uccido quando voglio...
martedì 25 ottobre 2011
Ciao Sic.
Ci ho messo un po’ a scriverci su. A caldo, magari, ciò che
avrei scritto sarebbe stato banale e retorico. E lui – Marco, o SuperSic come
eravamo un po’ tutti soliti chiamarlo – non era né retorico né banale. Simpatico
e buffo, sì. Non potevi non volergli bene. Allegro e spontaneo in ogni momento. Anche a
inizio stagione, quando tutta la Spagna gli era contro. Colpa del suo essere
troppo spericolato in sella alla moto. Scorretto, a detta iberica (Lorenzo e
Pedrosa su tutti). Ma scorretto, lui, non lo è mai stato. Spericolato e
irruento sì: a Le Mans aveva travolto Pedrosa, che nella caduta si ruppe una
spalla e, ad Assen, Lorenzo. Prima e dopo, una serie di cadute causate dalla tanta
voglia di spingere al massimo e stare sempre più avanti. La stessa voglia che domenica,
probabilmente, gli si è ritorta sadicamente contro.
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Moto Gp
venerdì 21 ottobre 2011
Berlusconi, sul palco di Scilipoti, esulta al termine dell'inno nazionale.
Certe immagini vanno condivise con tutti affinché ne resti segno ai posteri. E, siccome ho cuore (cit), ve la allego. Fatene un uso criminoso.
martedì 20 settembre 2011
Gasperini perde ancora ed è tripudio.
Cari amici e amiche. E Gasperini. Ma, soprattutto, Moratti e Branca. La partita è appena finita e Gasp è probabilmente già bello e imbarcato sul primo aereo per il Guatemala. Che dire, ci siamo divertiti. Sono state quattro partite ufficiali d’antologia. Gasp ha perso contro chiunque e chiunque ha vinto contro Gasp. Eccezion fatta per la Roma, ma quella era una partita in stile scapoli e ammogliati. E poi c’era una sfida tra i due gloriosi allenatori: chi avesse vinto, avrebbe – nei fatti – perso. Inter e Roma non possono vincere, son costruite per permettere a questo blog – sportivamente parlando – di vivere.
giovedì 15 settembre 2011
Analizzando Inter - Trabzonspor.
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| Zarate prova a centrare gli zebedei di Tolga |
Partita bella. Bellissima. Emozionante come un cross di Scaloni se ti chiami Klose. L’Inter in campo c’era. Ve l’assicuro. Era la stessa Inter che fu di Bagnoli. O forse era l’Atalanta, ma poco conta. Ha dato spettacolo ed'è entrata di diritto nella leggenda. Perché perdere contro i turchi ci sta, ma solo se parliamo del Besiktas del trivela – Ricardo Quaresma, idolo di San Siro – proprio perché hanno la stella portoghese seconda solo a Pandev per luminosità. Se, invece, perdi contro il Trabzonspor è leggenda e tu sei un pirla.
martedì 6 settembre 2011
Schiavone come se fosse antani: la supercazzola postpartita.
Si può perdere. La cosa fondamentale è saperlo fare. La Schiavone non sa più farlo. Dopo ogni sconfitta, entra in sala stampa e tratta tutti come dei rincoglioniti decerebrati. Ieri, la sua intervista postpartita ha sfiorato la leggenda. Bei momenti. E non scherzo. Francesca Schiavone s’è messa quasi a vergare poemi. Il risultato è qualcosa a metà strada tra Delneri che cerca di spiegare una sconfitta e Bossi che cerca di farsi capire. Si faccia una serissima e puntuta esegesi di questa intervista pregna di contenuti utili ai risvolti esistenziali di ognuno di noi.
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mercoledì 31 agosto 2011
Calciomercato chiuso, sia lode.
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| Eto'o chiede ai russi di ripetere la cifra che percepirà |
Dunque. Il blog è andato in vacanza due mesi, S’è divertito, tranquilli. È rimasto comunque in contatto con le notizie dal mondo esterno. Dato che oggi hanno smontato le bancarelle dall’ATAHOTEL e lasciato quindi Di Marzio senza lavoro, direi di riprendere subito con la parte meno seria del blog (non che le altre lo siano di più, ma dirlo crea aspettativa) e fare un completo e serissimo (come no) resoconto di quanto accaduto in questi due mesi di quella roba che agli italiani piace molto. No, non quella che Belen dava a Corona. L’altra. Il calciomercato.
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lunedì 18 luglio 2011
Dieci considerazioni su Brasile - Paraguay.
- Voglio andare in Brasile per imparare a tirare i rigori. Rigorosamente alla cazzo.
- Elano e Ganso hanno rispettivamente la personalità di un attaccapanni e di un frigorifero vuoto.
- Un secondo di Maicon vale più di dieci anni di Daniel Alves.
- Andrè Santos è comunemente detto ‘O Zappatore.
- Justo Villar non è umano. Tantomeno paraguaiano.
- L’insensatezza tecnico-tattica di Lucas Leiva è davvero commuovente. Vaga per il campo con la faccia di chi si chiede constantemente: “ma se mio padre e mia madre fossero fratelli, io sarei mio cugino?”.
- I capelli di Neymar riescono addirittura a peggiorare. Nessuno lo credeva possibile.
- La prestazione di Neymar stasera è addirittura peggiore della sua capigliatura.
- Togliere Pato per mettere Elano è una delle mosse più divertenti e meno sensate di sempre. Con i rigori imminenti, acquista addirittura un sapore antologico.
- Se il Cile non dovesse risultare vincitore al termine della competizione, il Barcelona sarà autorizzato a richiedere a Pozzo un rimborso di 25 milioni minimo sul cartellino di Sanchez.
Considerazione bonus: la palla pazza non strumpallazza.
Comunicazione di servizio: Argentina e Brasile si incontreranno. All'autogrill, sulla strada verso casa. Sarà spettacolo.
Comunicazione di servizio: Argentina e Brasile si incontreranno. All'autogrill, sulla strada verso casa. Sarà spettacolo.
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